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  • Michele Scordo

Celestino Poletti


Prima di dedicarsi all'arcieria storico-tradizionale Celestino Poletti faceva parte di un gruppo storico impegnato in rievocazioni di tornei cavallereschi di ambientazione medievale, che venivano proposte soprattutto nel corso di manifestazioni organizzate in Trentino e nel Veneto. Proprio a quel periodo risale il primo incontro con la tradizione arcieristica ungherese, principalmente basata sul tiro da cavallo nel quale fluidità del tiro, disinvoltura nei movimenti e ordine interiore sono i requisiti chiave per la corretta esecuzione di un gesto che è un'espressione di cultura più che l'esemplificazione di una corretta tecnica di tiro. Si tratta di concetti completamente diversi da quelli cui siamo avvezzi nel nostro ripercorrere la storia dell'arcieria europea, dove la potenza fisica dell'arciere - potremmo dire il suo braccio di ferro con l'arco - è spesso l'aspetto che sembra prendere il sopravvento, quello su cui magari indugia la narrazione del cronista o dello storico. Nella tecnica di tiro centro-asiatica (quella praticata in Ungheria, appunto) gli archi usati non richiedono libbraggi molto elevati, e ciò per due ragioni principali. Innanzi tutto la corda tirata fino alla clavicola - con allunghi di 33-34 pollici, segue la freccia molto più a lungo determinandone una elevata velocità di uscita. Inoltre le leve rigide (originariamente in legno o in osso) montate alle estremità di entrambi i flettenti hanno il duplice effetto di attenuare lo sforzo del tiratore e di garantire una trazione più fluida e costante. L'aspetto più sorprendente di tale azione di tiro è la totale assenza di ciò che può essere definita un'azione di mira; sono invece - si potrebbe dire - la coscienza del tiratore, il suo cervello o piuttosto tutto il suo essere a "catturare" il bersaglio e a fare si che il lancio della freccia sia un'ovvia conseguenza di uno stato d'animo più che di un atto di volontà inteso a centrare il bersaglio. L'arricchimento derivato da tale esperienza ha indotto Celestino Poletti a tentare di introdurre anche in Italia la filosofia di tiro centro-asiatica, sia con un'azione didattica esercitata a beneficio di tutti coloro che hanno manifestato o manifestano interesse nei confronti di quest'ultima, sia attraverso quella che potrebbe essere definita un'azione dimostrativa, e cioè i due tentativi, entrambi riusciti, di battere il record di frecce scagliate in 24 ore. In particolare, il secondo tentativo (17641 frecce) ha mostrato chiaramente come l'applicazione di quella tecnica di tiro consenta di affrontare tale tipo di prova con uno sforzo relativamente contenuto e con una elevata precisione, senza dimenticare peraltro la dimostrazione di affidabilità e continuità di prestazioni offerta in quella circostanza dagli archi della Kassai. Celestino Poletti importa e costruisce nella sua bottega che sia affaccia sul Lago di Cei (tranquilla località montana dove la natura incontaminata sembra abbia fermato il tempo) archi di varie fogge storiche, non esclusi pertanto quelli riferibili alla tradizione più tipicamente europea e italiana, per la cui ricostruzione egli utilizza esclusivamente legno di tasso stagionato naturalmente. Inoltre Celestino mette a disposizione dei tiratori un'ampia scelta di accessori artigianali, a richiesta personalizzabili, che sono stati apprezzati e adottati da vari gruppi di arcieria storica italiani per i quali la bottega di Celestino sta diventando ormai un utile punto di riferimento, anche per la continua disponibilità di oggetti che normalmente sono quasi irreperibili sul mercato.

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